COMPORTAMENTI PROSOCIALI: DALL'AIUTO ALLA COOPERAZIONE

Il benessere degli individui dipende largamente da quanto le persone, adulti e bambini, sono in grado di cooperare l'uno con l'altro e mettere in atto comportamenti di aiuto reciproco (Biglan, 2015).
Ci sono diversi “tipi” di azioni prosociali che condividiamo con molte altre specie di mammiferi, ad esempio il comportamento di aiuto (Warneken e Tomasello, 2009), tuttavia, un particolare gruppo di comportamenti prosociali sono unicamente umani: i comportamenti cooperativi. La cooperazione è la capacità di vivere e di collaborare in un gruppo per favorire la sopravvivenza dello stesso (Tomasello et al., 2012). La letteratura scientifica enfatizza l'importanza della cooperazione per il benessere e il bisogno di comprendere come possa essere favorita nella società moderna.
Per questo è interessante studiare quali caratteristiche individuali e ambientali possano influenzare i comportamenti di aiuto e cooperazione negli adulti ma ancor più capire come questi stessi comportamenti si sviluppano nei bambini.
I comportamenti cooperativi in età scolare sono ancora poco studiati ma ricoprono un ruolo fondamentale dal momento che la mancata cooperazione e lo scarso supporto positivo tra pari può dare il via anche a isolamento sociale, ansia e depressione in bambini e ragazzi portando nei casi più estremi all’abbandono scolastico. Inoltre, nei contesti scolastici rischiano di svilupparsi comportamenti non cooperativi o addirittura antisociali come per esempio fenomeni di bullismo, discriminazione, disimpegno accademico e delinquenza (Hussar et al., 2020). L’istruzione primaria e secondaria non sempre riesce a incoraggiare la cooperazione tra gli studenti perché il sistema educativo è basato in buona parte su norme di giudizio che valutano il lavoro del singolo studente confrontandolo con quello degli altri.
QUANDO VENGONO MESSI IN ATTO COMPORTAMENTI DI AIUTO?
IL RUOLO DELLO STRESS E DELL'INTELLIGENZA EMOTIVA
Un modo per studiare i comportamenti di aiuto è attraverso lo studio delle donazioni. Attraverso una serie di studi su giovani adulti stiamo indagando gli effetti di diversi tipi di stress (sociale, cognitivo e emotivo) sui comportamenti di aiuto e di donazione, e il ruolo moderatore dell'intelligenza emotiva.
Abbiamo chiesto ai partecipanti di indicare la loro intenzione ad aiutare e donare a un ente di beneficenza valutando se questi comportamenti variassero in funzione dell'esposizione a diverse fonti di stress. Inoltre, abbiamo considerato il ruolo protettivo di numerose caratteristiche individuali e ambientali, con una particolare attenzione agli effetti dell'intelligenza emotiva.
I primi risultati hanno mostrato che dopo aver sperimentato uno stress sociale, i partecipanti con alti (vs bassi) livelli di intelligenza emotiva erano più disposti ad aiutare e, di conseguenza, hanno donato di più. I risultati indicano che un livello moderato di stress può aumentare la volontà dei partecipanti di aiutare e donare, e quando lo stress non è troppo minaccioso, un'elevata IE può regolarlo e promuovere comportamenti prosociali.

STRESS E COMPASSIONE NEI BAMBINI IN ETA' SCOLARE

IL RUOLO DEL TONO CARDIACO VAGALE
La capacità dei bambini di mettere in atto comportamenti prosociali e di cooperare con gli altri è fondamentale per il loro benessere oltre che per il potenziamento di apprendimenti condivisi. Negli anni di scuola i bambini e ragazzi devono imparare a cooperare e a capire il valore vitale di concetti come la prosocialità, la collaborazione e il prendersi cura dell’altro (Biglan, 2015; Atkins, Wilson, & Hayes, 2019). Questi comportamenti sono infatti fondamentali per affrontare le piccoli e grande sfide che caratterizzano la vita a scuola (presenza di micro stressor). Ma quando i bambini sono più propensi a mettere in atto comportarti di aiuto? Questi comportamenti si modificano quando il bambino è sotto stress (per esempio sotto esame a scuola)? E le sue capacità di regolazione influenzano, a loro volta, la messa in atto di comportamenti di aiuto?
Per rispondere a queste domande e, dunque, capire come poter favorire questi comportamenti a scuola, abbiamo indagato l'effetto diretto e indiretto di uno stress acuto sulla compassione. La compassione è definita come profonda consapevolezza della sofferenza dell'altro e il desiderio di alleviare il suo dolore. Inoltre, è stata indagata la relazione tra tono cardiaco vagale, come indice di regolazione, e il comportamento compassionevole.
I primi risultati mostrano un'associazione significativa tra l'attività vagale e la messa in atto dei comportamenti compassionevoli, e un'interazione tra stress e compassione: i bambini con una maggiore autoregolazione si sono dimostrati più compassionevoli nei confronti di una persona che stava soffrendo.
COOPERAZIONE NEL MONDO SOCIALE
il ruolo della regolazione psicofisiologica
Questo progetto ha lo scopo di individuare modelli di sviluppo della cooperazione lungo l'arco della vita. In particolare, ha come obiettivo studiare la relazione tra l’ambiente di crescita sociale in cui sono immersi i bambini e alcuni specifici aspetti del comportamento di cooperazione.
Attraverso un approccio interdisciplinare e un design cross-sectional, verranno presi in esame della capacità di autoregolazione fisiologica e delle caratteristiche ambientali nei bambini in età scolare sui comportamenti cooperativi, controllando anche i fattori socio-cognitivi (ad esempio, capacità di mentalizzazione e norme sociali) e diverse esperienze di socializzazione (nella famiglia, nella scuola e nella comunità).
I primi risultati dimostrano che ad un'attivazione vagale moderata, quindi né troppa né troppo poca, aumenta la probabilità di messa in atto dei comportamenti cooperativi, e questa relazione varia con l'età: i bambini più piccoli hanno bisogno di avere questo livello di attivazione ottimale per essere cooperativi, mentre i bambini più grandi riescono a cooperare in compiti semplici a prescindere dalla loro capacità di autoregolazione fisiologica.
Per saperne di più o partecipare alla ricerca, scrivere una mail a: liberaylenia.mastromatteo@phd.unipd.it

COOPERAZIONE E APPRENDIMENTO

Apprendimento cooperativo e comprensione del testo a scuola: possiamo migliorare il benessere socio emotivo degli studenti? Uno studio tramite WebApp
La letteratura è concorde nell’affermare che un modo per coinvolgere gli studenti e le studentesse a scuola e promuovere il loro benessere socio-emotivo è rappresentato dalle strategie di apprendimento cooperativo. Gli studi all'interno della teoria dell'Interdipendenza Sociale (Johnson & Johnson, 2009) hanno dimostrato che le strategie di apprendimento cooperativo – in quanto promotore di interazioni sociali strutturate positive fra pari – sono associate a un maggiore coinvolgimento scolastico, tempo passato sul compito, impegno, a migliori risultati scolastici, relazioni positive tra pari, e benessere psicologico (Gillies, 2014; 2016). Eppure, nonostante i dati sull'efficacia e sui risultati positivi dell’apprendimento cooperativo siano consistenti, la lezione frontale/trasmissiva è ancora la metodologia didattica più utilizzata, soprattutto in Italia. Spesso gli insegnanti italiani faticano ad attuare programmi di apprendimento cooperativo a causa della mancanza di programmi efficaci, innovativi e facili da implementare in classe.
Per questo motivo, è stata sviluppata una WebApp (PeerLearning.net) di facile utilizzo (ideatore Mark Van Ryzin, professore presso l’Università dell’Oregon e l’Oregon Research Institute) che coniuga i princìpi teorici dell’Apprendimento Cooperativo con lo sviluppo di abilità socio-emotive (Van Ryzin, 2018; 2019). Questa applicazione permette di fare lezione in modalità cooperativa in modo semplice ed efficace migliorando l’apprendimento e le competenze socio-emotive degli/delle alunni/e (Van Ryzin, 2018; 2019; 2020; 2021).
Il progetto di ricerca, in collaborazione con il centro studi Erickson e la University of Oregon mira a sperimentare questa applicazione nel contesto italiano (anche all'interno di ambienti multiculturali complessi) con lo scopo di comprenderne l’efficacia nel favorire on solo l’apprendimento a ma anche il benessere emotivo e le relazioni in classe. Questo potrebbe essere un passo importante verso la riduzione degli abbandoni scolastici, il miglioramento delle competenze (in questo caso di comprensione del testo) e del benessere socio-emotivo delle studentesse e degli studenti.